| La Storia del comune Le origini di Bagnacavallo sono sicuramente Romane: si ritiene
che sotto Ottaviano Augusto esso già fosse centro di notevole importanza sia come sede
civile che dì culto. Pare assodato che la Città fosse nei primi tempi chiamata Tiberiacum
forse dalla gente Claudia (prenominata Tiberia) alla quale apparteneva lo stesso
Imperatore Tiberio. Altre, poi, furono le denominazioni attribuite posteriormente: Gabrium,
Gabellum, Magna, Tulliacula, Ad Caballos. Nell'alto medioevo
compare finalmente l'attuale Bagnacavallo, nome che verosimilmente pare dovuto alle
virtù terapeutiche di certe acque sorgive nere quali venivano bagnati i cavalli.
Dopo la caduta dellimpero Romano, la città fu prima soggetta alle tribù
germaniche, quindi agli Esarchi di Ravenna, dipendenti dagli Imperatori d'Oriente,
che ne accrebbero l'importanza, erigendo la Pieve di S. Pietro in Sylvis agli inizi del
VII sec., la quale è il più classico esempio dell'architettura sacra esarcale. In
seguito, fu soggetta aria dominazione dei Re Longobardi, fino a Desiderio e con la
donazione di Pipino fu annessa al "Patrinionio di S. Pietro" e quindi
incorporata nei domini della Chiesa. Nel medioevo e precisamente ai primi dell'XI
sec., Bagnacavallo inizia la sua vera storia di centro politico, sotto il dominio dei Conti
Malvicini o Malabocca, che secondo alcuni storici sarebbero stati un ramo
collaterale dei Conti Brandolini. Appartenne alla casata dei Malvicini, la Contessa
Caterina la quale, sposa in Ravenna a Guido Novello da Polenta, quale mecenate, ebbe il
merito di ospitare Dante durante gli anni del suo ultimo esilio, né va esclusa l'ipotesi
che il sommo Poeta abbia soggiornato a Bagnacavallo.
Nel 1248 la città fu conquistata e nuovamente annessa allo Stato della Chiesa
dal Cardinale Ottaviano Ubaldini; nel 1250 si eresse in libero Comune, ma nel 1256
soggiacque ai bolognesi, poi di nuovo ai Malvicini e ben presto ancora ai bolognesi. Nel
1305 fu in potere dei Conti di Cunio, indi dei Manfredi che la ressero come
vicari della Santa Sede. Nel 1350 fu conquistata dai Polentani, poi di nuovo dai
Manfredi, quindi ancora dai Pontefici, poi nel 1357 Gregorio XI la cedette a Giovanni
Hawkwood (Giovanni Acuto), condottiero inglese, il quale dopo sette anni di signoria
la vendette al Marchese di Ferrara. Fra alterne vicende, Bagnacavallo rimase sotto
l'aquila estense fino all'anno 1598, quando fu recuperata dalla Chiesa, essendo
pontefice Clemente VIII Aldobrandini.
Nel 1797, dopo l'invasione francese, fece parte della Repubblica Cispadana, poi
di quella Cisalpina, e fu inserita nel dipartimento del Rubicone (Provincia
di Forlì). Con la restaurazione del 1815, Bagnacavallo tornò alla Chiesa, aggregata alla
Provincia di Ferrara e fu nominata Città col Breve di Leone XII del 26 settembre
1828. Infine fu unita con le Romagne al Regno d'Italìa nel 1860, passando
definitivamente nella circoscrizione della provincia di Ravenna. |
Le principali attrattive Il visitatore può iniziare da Piazza della Libertà,
dove si trovano svariati monumenti. Cominciamo dalla Collegiata di San Michele
Arcangelo, con diversi dipinti cinque-settecenteschi, tra cui primeggia la pala
d'altare del Bagnacavallo, il pittore Bartolomeo Ramenghi (1484-1542). Pregevole anche la
fattura del campanile barocco eseguito su un progetto ultimato nel 1859 da Andrea
Galegati, artista di Bagnacavallo. Sempre sulla stessa piazza si affacciano il Teatro
Comunale Goldoni (eretto tra il 1840 e il 1845 su disegno dell'architetto bolognese
Filippo Antolini), il Palazzo Comunale (ultimato nel 1803 su progettazione
dell'imolese Cosimo Morelli) e la Torre Civica, un edificio alto 35 metri, tipico
retaggio dell'età comunale.
Sulla stessa piazza altri edifici di qualche interesse sono la Chiesa del Suffragio,
un edificio barocco a navata unica con due cappelle su ciascun lato, e soprattutto il Palazzo
Vecchio, anch'esso risalente al XIII secolo, ma arrivato a noi solo dopo innumerevoli
ristrutturazioni. All'interno del Palazzo Vecchio si conservano i dipinti settecenteschi
che componevano la raccolta della Sala Oriani nel convento di San Francesco. Tra gli altri
si può ammirare un imponente quadro del Ventenati, pittore veronese, copia delle nozze di
Cana del Veronese.
Dipinti importanti si possono ammirare anche nelle altre chiese di Bagnacavallo. In Santa
Maria della Pace, per esempio, si trova un'interessante opera di G. Battista
Ramenghini, figlio di Bartolomeo, datata 1585.
Di un certo interesse anche la Chiesa e il Convento di S. Francesco
(Piazza Carducci), eretta su una precedente Chiesa romanico-gotica, ristrutturata
definitivamente nel XVIII sec. su progetto dell'architetto Gioacchino Tomba. Neoclassica,
ad unica navata, contiene opere di grande valore, fra cui un crocefisso dipinto del XIV
sec., di scuola riminese, un bassorilievo funerario di Tiberto VI Brandolini, del XIV
sec., quattro statue in scagliola di Antonio Trentanove e due tele di Tommaso Missiroli,
del XVII secolo.
Suggestivi anche la Chiesa e il Convento di S. Giovanni. Nella chiesa del
XVII sec., ad unica navata con quattro cappelle per lato, si trovano varie opere del XVII
e XVIII sec. e un pluteo del VU sec. Il convento, costruito nel XIV secolo, venne poi
ripetutamente rimaneggiato fino al secolo scorso. Vi morì, nel 1821, la figlia di Lord
Byron, Allegra.
A un chilometro dalla città, sulla strada che porta a Fusignano, sorge la celebre
basilica di San Pietro in Sylvis, il più antico esempio dell'architettura esarcale
o protoromanica. Prende i suoi ritmi dalle grandi basiliche ravennati e quindi può
datarsi agli inizi del Vll secolo. Perfettamente orientata con l'abside a levante, è
costruita a tre navate. La facciata è semplicissima ed è configurata da quattro lesene,
cornicette terminali a fascia di mattoni e sporgenze a mensola, portale rettangolare con
cornici ricostruite e soprastante bifora. Caratteristica è la navata maggiore, tutta
coronata da archetti sporgenti, i cui peducci, alternativamente pensili, sovrastano le
finestre. L'abside è poligonale all'esterno, con sette lati, e semicircolare all'interno.
Le navate sono divise da una archeggiatura sostenuta da otto pilastri in mattone, lesenati
verso l'esterno, senza base e capitello. Si accede al presbiterio con due scale di
mattoni; al centro vi è un bellissimo ed originale altarolo a cippo, in marmo greco del
VII secolo. La sottostante cripta, nella quale sono incorporati marmi tardoromani, può
considerarsi non anteriore agli inizi del XII secolo. Sulla parete della navata destra
avanzi di ciborio dell'VIII secolo. L'intera superficie absidale è ricoperta da un
mirabile ciclo di affreschi rappresentanti la Maestà del Cristo, gli Apostoli, la
Crocifissione, opera di un nobile e profondo Maestro riminese, ancora avvolto
nell'anonimo, ma che sopravanza i tempi di Giotto, eseguita nel terzo decennio del '300.
Altri affreschi del tardo '300 e del secolo successivo ornano i pilastri e le navate
laterali della basilica. Caratteristica è la Madonna dal profilo dantesco, nel terzo
pilastro a sinistra, quasi una conferma alla tradizione del passaggio di Dante per
Bagnacavallo. |