| (Da "Atlante Romagnolo" - il Resto del Carlino) La storia del
comune
La comparsa dell'uomo nel territorio del comune data dalla prima età del ferro.
Il primo nucleo abitato si formò ai piedi dell'ultimo contrafforte pre-appenninico, fra
le località di Casticciano e Fratta; ricevette un ulteriore impulso dalla costruzione
della Via Emilia, che determinò la formazione di vari posti di guardia. Pare che questo
primo centro abitato venisse elevato a municipio romano col nome di Forum Truentinorum;
di certo la sua distruzione avvenne tra il IV ed il V secolo, all'epoca delle invasioni
barbariche, quando la popolazione si ritirò in luoghi più riparati e sicuri e cioè sul
monte Cesubeo, quello dell'attuale Bertinoro, indicato fin verso l'anno 1000 con il nome
di Castrum Cesubeum.
La sua attuale denominazione, quella cioè di Castrum Brittinori, si trova sotto
il Regno di Ottone III, che gli conferì il titolo di contea e lo separò dalle altre
città formanti l'esarcato. L'origine del toponimo è legata a varie leggende popolari: la
più amata dai bertinoresi narra di Galla Placidia, sorella dell'Imperatore Teodosio che,
volendo esaltare la bontà del vino "albana" offertole in una rozza brocca, si
vuole esclamasse: "Non di così rozzo calice sei degno, o vino, ma di BERTI IN ORO!"
Le principali attrattive
Bertinoro è un tipico esempio di cittadella medioevale, la cui struttura
monocentrica, con il suo centro urbano originariamente raccolto intorno alla Rocca,
diventa bicentrica quando nel 1306 fu costruito, come sede del Comune, un magnifico
palazzo di stile fra il Bizantino ed il Romano. Ancora si conservano, in gran parte,
vestigia delle antiche mura e dei numerosi torrioni e porte. Di queste ultime, due
solamente si presentano ben conservate: Porta San Romano, ad arco acuto, detta
anche dei tre Santi (che eressero le loro celle nelle adiacenze della stessa porta) e Porta
San Francesco, eretta nel secolo XV, che trasse il titolo dal vicino convento,
divenuto poi mulino dell'olio.
La Rocca - La data di costruzione della Rocca è incerta, tuttavia si fa
risalire la sua presenza intorno all'anno 1000. Essa fu fin da quei tempi, grazie alla sua
posizione privilegiata, una delle opere difensive più temute ed un sicuro rifugio per i
primi Conti.
L'antico maniero era ben demarcato dalla linea di merli ghibellini (ancora visibili in
alcuni punti) che girava attorno ai muri perimetrali, i quali appoggiavano su ampie
scarpate. Questa linea era interrotta da quattro alte torri, che sorgevano agli angoli. La
torre maschia era all'angolo nord-est. La torre rivolta a nord era munita di ponte
levatoio che dava accesso ad un viadotto, lungo il quale si perveniva ad altra torre
distante una cinquantina di metri e che stava a protezione della sottostante porta del
Soccorso. Dalla torre rivolta a sud e trasformata poi come ingresso principale, si
dipartiva un sistema difensivo di mura e di torrioni che si congiungeva in basso con le
mura castellane. Il vuoto delle larghe scarpate, fra i vari usi, aveva anche quello di
prigione. Nel cortile interno, un vasto cisternone costruito a volte e a colonnato a guisa
di tempio, raccoglieva le acque piovane. Nelle stanze attorno al cortile erano alloggiati
i soldati, mentre l'abitazione del castellano era all'interno e non sovrastava la linea
dei merli. Va ricordato infine come dal sotterraneo, scavate nel tufo, si staccavano
alcune gallerie, oggi in parte crollate o chiuse, che portavano fuori dal recinto delle
mura, fungendo da uscite di sicurezza. Nel 1177 l'imperatore Federico Barbarossa vi
dimorò con tutta la sua corte e le sue milizie. In seguito fu dimora di illustri
personaggi (quali gli Sforza e i Borgia) fino al 1584, quando divenne residenza vescovile.
Centro per lo Studio e la Conservazione dell'Arredo Liturgico e del Costume
Religioso - Ha sede al piano nobile della Rocca Vescovile ed è stato inaugurato nel
1985.
La Pieve di San Donato a Polenta - Dal giorno in cui Giosuè Carducci la fece
oggetto del suo canto "La Chiesa di Polenta", l'umile chiesa romanica del
villaggio di Polenta assurse a fama nazionale. Quando poi l'interrogativo posto dal Poeta
"forse qui Dante inginocchiassi?" per alcuni divenne quasi certezza ed il
piccolo paese fu battezzato col nome di "Polenta di Dante", si amò dar volo
alla fantasia e si asserì implicitamente che il divino Poeta qui era stato ospite dei
polentani, signori di Ravenna. A Polenta ogni anno nel nome e nel ricordo di Dante e di
Carducci affluiscono da ogni dove i visitatori ed i turisti. La chiesa di San Donato è
ricordata per la prima volta, tra i documenti attualmente noti, in una pergamena del 24
luglio 911. Molti autorevoli storici concordano nel ritenere che le parti originali a noi
arrivate (colonne, capitelli, cripta) debbano assegnarsi a quella primitiva chiesa,
perciò non posteriormente alla fine del secolo IX. Ulteriori documenti, ma sempre del
medesimo secolo X, ricordano ancora la Pieve. Dopo il mille il ricordo documentato della
Chiesa diventa sempre più frequente, ma non v'è scritto antico che dia una descrizione
qualsiasi dell'edificio, nelle sue particolarità.
Bisogna attendere i primi anni del secolo XVIII e più precisamente l'anno 1705, come
ricorda una epigrafe posta sopra l'ingresso, per sapere di radicali lavori di restauro,
che devono considerarsi quasi un rifacimento. Un secondo restauro della chiesa fu
effettuato nel 1890. La cripta, che era stata scoperta il 20 settembre di quell'anno, ebbe
l'attuale sistemazione. Successivamente nel 1898 furono iniziati i lavori di ricostruzione
della torre campanaria, che ebbero termine l'anno successivo. Oggi la Pieve si presenta a
forma basilicale con travature scoperte e con la navata centrale non sopraelevata, ma col
tetto in continuazione con quelle laterali. Le colonne sono grosse e rotonde, a strati di
mattone e di pietra locale, e sono sormontate da capitelli che formano la parte più
caratteristica dello storico monumento. Essi sono a forma di cubo, alcuni a semplice
smussatura, altri invece con bassorilievi riproducenti disegni geometrici, arabeschi,
figure grottesche di animali e di uomini, che ricordano caratteri di arti diverse, dalla
longobarda alla bizantina.
Palazzo Comunale - Il palazzo, che per oltre sei secoli è stato testimone di
tutte le vicende politiche ed amministrative di Bertinoro, fu edificato nel 1306 da Pino
degli Ordelaffi, come sede del Governatore e del Comune (alcuni particolari fanno ritenere
che vi fosse in precedenza un altro palazzo). L'edificio si eleva di un solo piano su un
fronte di 40 metri e poggia su otto colonne di stile Bizantino e Romano. Successivamente
subì numerose trasformazioni, sino ad arrivare al 1934, quando prese l'attuale aspetto.
L'ingresso è dato da uno scalone che immette direttamente nella sala centrale, chiamata
"del popolo". Qui si raccoglieva la cittadinanza per esprimere la sua volontà
in occasione di grandi avvenimenti. La seconda sala era detta "sala magna" ed
era riservata al Governatore per feste e ricevimenti. Al suo interno sono conservate sei
tele, opere del pittore A. Zambianchi di Forlì; per questo viene comunemente chiamata
sala "dei quadri". Da quest'ultima si accede ad una saletta che costituiva
l'ufficio del Governatore ed oggi comunemente chiamata "del fuoco", perché è
l'unica che abbia conservato il vasto focolare.
La Cattedrale - Originariamente piccolo oratorio dedicato a Santa Caterina, alla
fine del 1500 fu abbattuto ed interamente riedificato nella veste in cui si presenta
l'attuale Cattedrale. Di stile bramantesco, la chiesa è a tre navate ed al suo interno
conserva pregevoli opere d'arte, come il quadro di S. Caterina d'Alessandria, di autore
ignoto, e un Crocefisso scolpito in legno, di un solo pezzo, che sembra risalire alla fine
del 1500.
Colonna delle Anella - La tradizione vuole che Bertinoro sia conosciuto come il
paese dell'ospitalità e la Colonna delle Anella ne rappresenta materialmente il simbolo.
Nella piazza maggiore di Bertinoro, di fronte al Palazzo Comunale, si erge una colonna in
sasso che porta affisse dodici anella, da cui il nome di Colonna delle Anella. La Colonna
risale al 1300 e fu eretta per mettere fine alle continue dispute che sorgevano fra le
famiglie nobili del tempo, ogniqualvolta un forestiero raggiungeva il paese. Infatti si
vuole che il forestiero fosse conteso dalle famiglie perché ognuna di queste lo voleva
ospite. La Colonna venne rimossa dalla piazza nel 1570 per consentire la realizzazione di
un progetto che doveva portare acqua dal vicino Monte Maggio al centro del paese (opera
mai completamente eseguita). Nel 1922 durante alcuni lavori nello scalone comunale venne
rinvenuta una nicchia con i resti della Colonna rimossa. Quindi, ritrovate le antiche
fondamenta, per volontà della cittadinanza e con il concorso di tutta la Romagna,
l'antico monumento risorse il 5 settembre del 1926. Da allora ogni anno, la prima domenica
di settembre, si tiene la Festa dell'Ospitalità e si ripete l'antico rituale: dodici
famiglie bertinoresi appendono ciascuna ad una anella una busta recante all'interno il
proprio nominativo; dodici Ospiti Ufficiali, designati da un apposito comitato, vengono
chiamati a staccare ognuno una busta dalla Colonna e per tutta la giornata sono ospiti
della famiglia a cui corrisponde la busta. |