| (Da "Atlante Romagnolo" - il Resto del Carlino) La storia del
comune
Castel Bolognese è una delle pochissime città italiane che possa vantare il
privilegio di conoscere esattamente il nome di chi le ha dato i natali ed il giorno esatto
della propria fondazione. L'atto di nascita della cittadina, eretta a metà strada fra
Imola e Faenza, risale infatti al 13 aprile 1389, e questa data è documentata senza
possibilità di dubbio dalla copia di un rogito notarne che è stata rinvenuta fra le
vecchie carte dell'Archiginnasio a fine anni '60 dallo scrittore castellano Francesco
Serantini.
Fu messer Filippo Guidotti, «commissario dei magnifici signori anziani» di Bologna e
podestà di Imola, a dettare al notaro Giacomo di ser Francesco la sentenza rogata il 13
settembre di 603 anni fa, con la quale il libero Comune bolognese decretava la costruzione
del castello affidandone l'incarico agli architetti Antonio di Vincenzo e Lorenzo di
Bagnomarino. Il castello, che fu poi affiancato da una rocca e da una torre, sorse
probabilmente nel punto dove già esisteva un accampamento di soldati destinati a tenere a
freno i sempre turbolenti romagnoli e le ambizioni di Nicolò II d'Este, marchese di
Ferrara. Alcuni cronisti ci hanno lasciato una pittoresca descrizione della causa
immediata che indusse il Senato bolognese a correre ai ripari decretando la costruzione
del Castello.
Negli ultimi decenni del '300 il libero Comune petroniano dispose l'invio di una
ambasceria a papa Urbano VI. Erano tempi poco rispettosi delle immunità diplomatiche e
gli ambasciatori percorrendo la via Emilia, pochi chilometri dopo Imola, furono aggrediti
da briganti sbucati dal bosco che costeggiava tutta la strada. I malandrini non si
accontentarono delle borse e delle cavalcature: un cronista racconta che gli ambasciatori
"furono lasciati in camiscia". In quelle condizioni non potevano certo
presentarsi al Papa e pertanto decisero di far ritorno a Bologna. L'ingiuria era stata
talmente sanguinosa che la via Emilia perdette il bosco - subito abbattuto per impedire
altri agguati - ma trovò un castello: Castelbolognese. Le vicende del maniero non furono
molto fortunate. Poco più di un secolo dopo, infatti, si trovò sulla strada del
Valentino, che non si fece scrupolo di raderlo al suolo. Restò la torre, ma anche questa
costruzione è finita nel turbine dell'ultima guerra.
Le principali attrattive
Numerosi sono i monumenti, alcuni dei quali di notevole pregio artistico, che il
visitatore può trovare a Castel Bolognese, paese che richiama per tanti aspetti (vedi i
portici) l'urbanistica e l'architettura della città madre. Fra le cose da non perdere
c'è sicuramente la Chiesa di S. Sebastiano, del 1506, dedicata oggi ai caduti
della prima guerra mondiale.
A non molta distanza troneggia, sulla via Emúia, un edificio tardo-rinascimentale: Palazzo
Ginnasi.
A fianco sorge la Chiesa di S. Francesco, del Settecento, al cui interno c'è
una statua della Madonna che la tradizione attribuisce a Jacopo della Quercia.
Fra i monumenti più importanti c'è il Palazzo Comunale (o Palazzo Mengoni),
che Giuseppe Mengoni ricavò nell'800 da un convento di Cap~ puccini, abbellito da una
fontana di Angelo Biancini, sita all'interno del cortile. Biancini nacque (1911) visse e
mori (1988) a Castel Bolognese. Degna di menzione è sicuramente la Chiesa di S.
Petronio, rifatta da Cosimo Morelli a fine Settecento. L'edificio sacro, che fu
costruito nel '400, tra le tante opere di pregio annovera una tela di Felice Giani
raffigurante S. Petronio, un affresco di Giovanni da Riolo e un dipinto della scuola di
Innocenzo da Imola.
Non distante dalla stazione ferroviaria c'è Villa Gottarelli, sprofondata in un
parco impreziosito da molte piante esotiche. Appena fuori dall'abitato ci sono il Convento
e la Chiesa dei Cappuccini, con opere di Gandolfí e PiancasteRi. Su una collinetta
c'è Villa Zauli - Naldi.
In località Casalecchio si può ammirare l'ultimo esempio esistente di una serie di
molini che nel '400 furono costruiti lungo il «canale dei molini, la cui acqua riempiva i
fossati che cingevano il castello». |