| (Da "Atlante Romagnolo" - il Resto del Carlino) La storia del
comune
Le prime notizie riguardanti Cesena risalgono all'epoca romana ma sicuramente la zona
era abitata fin da tempi molto più antichi. Scavi archeologia e ritrovamenti occasionali
hanno infatti permesso di accertare l'esistenza di insediamenti che risalgono all'età del
bronzo.
Si dà per certo un successivo passaggio degli Umbri e per probabile quello degli
Etruschi. Infatti, tra le ultime ipotesi sull'origine del nome Cesena si fa quella di una
derivazione latinizzata dall'etrusco Caizna; per altri studiosi il toponimo verrebbe dal
verbo latino caedo (tagliare), in quanto il nucleo originario della città era tagliato
dal torrente Cesuola, ora in gran parte coperto. Ma, come detto, le prime notizie certe
risalgono all'epoca romana e romana è anche la pianta originale della città, formata da
un quadrato quasi regolare.
Cesena segue le sorti della repubblica prima e dell'impero poi; quando questo cade, si
dà a Odoacre e viene messa sotto assedio da Teodorico al quale deve arrendersi dopo una
strenua resistenza. Per lunghi secoli, nell'Alto e nel Basso Medioevo, la città gode solo
di pochi momenti di pace, coinvolta com'è prima nella lotta fra l'esarcato bizantino e i
longobardi e dilaniata poi da lotte intestine e con i comuni vicini.
E' intorno al XIII secolo che viene ampliata la Rocca. Nel XIV secolo la città resta
per un certo periodo in mano alla famiglia forlivese degli Ordelaffi ma questo provoca
l'intervento delle truppe chiamate dal papa. Il 21 giugno 1357, dopo un lungo assedio,
Cesena cade. Ma le sofferenze di quei giorni non sono nulla al confronto di quanto
accadrà vent'anni più tardi in conseguenza di una rissa fra mercanti e soldati bretoni
al soldo del cardinale Roberto da Ginevra. Questi ultimi si danno a uno sconvolgente
massacro, uccidendo migliaia di cittadini, tanto da dimezzare la popolazione che sei anni
prima era composta da 8.500 persone. Il fatto più luttuoso nella lunghissima storia della
città.
Ma i tempi più cupi stanno per finire. Il papa Urbano VI concede la città distrutta a
Galeotto Malatesta che, con i suoi successori, la ingrandisce e l'abbellisce; il culmine
di questa fioritura si ha con la creazione della Biblioteca Malatestiana, voluta da
Novelgo Malatesta. Siamo nel '400 e dopo una breve parentesi sotto Cesare Borgia (il
Valentino) la città torna sotto lo Stato Pontificio; è una lunghissima dominazione, che
si protrae in pratica fino all'Unità d'Italia. In questi secoli la città si arricchisce
di nuovi palazzi e soprattutto di nuove chiese; alcune di queste ultime e qualche convento
fanno però le spese della dominazione napoleonica che sopprime la maggior parte degli
edifici di culto. Ma la presenza dei francesi è un lampo; per qualche decennio ancora
Cesena vivrà dapprima sotto gli austriaci e poi di nuovo sotto lo Stato Pontificio. Sono
evidenti le contraddizioni di quegli anni; da una parte il serpeggiare di idee
rivoluzionarie e carbonare, dall'altra la nascita di nuovi edifici di culto ma anche di
quel teatro Bonci (inaugurato nel 1846) che diventerà un'autentica istituzione cittadina.
Nel 1860 Cesena, come tutta la Romagna, entra a far parte del Regno d'Italia e per la
città è una vera svolta sia politica sia sociale. A cavallo del secolo XX prendono forza
i movimenti socialisti, dei cattolici che ora verrebbero definiti progressisti e,
soprattutto, repubblicani. Con il nuovo secolo Cesena vede una nuova espansione, pur
restando la sua economia legata soprattutto all'attività agricola alla quale fanno da
contorno industrie di trasformazione e uno zuccherificio. Poi di nuovo anni drammatici
prima di arrivare ai nostri giorni: l'invio di tanti giovani sul fronte della Grande
Guerra, il ventennio fascista e, con la seconda guerra mondiale, l'occupazione tedesca. La
città viene liberata nell'ottobre del 1944 e da allora comincia la sua vera vita
democratica.
Le principali attrattive
Pur non essendo considerata una «città d'arte», Cesena è ricca di edifici civili,
di chiese e conventi di non trascurabile importanza; e, con essi, di istituzioni culturali
di altissimo valore.
Abbazia del Monte. E' un imponente complesso che può essere raggiunto
comodamente in auto o anche a piedi. Sorge sul colle Spaziano dal quale la vista si
allarga su parte della città, tutta la pianura fino all'Adriatico e sulle colline
romagnole. Le sue origini sono antichissime, tanto che il primo nucleo, poi distrutto,
viene fatto risalire alla fine del X secolo, quando era vescovo San Mauro, il primo della
diocesi cesenate. Abbattuta l'originaria chiesetta, si diede luogo alla costruzione di un
edificio più grande, del quale restano a tutt'oggi piccole tracce. Il complesso venne poi
ceduto ai monaci benedettini che lo occupano ancora oggi. La fama del monastero si
allargò a dismisura nel '300, quando nel luogo sacro fu trasferita una statua molto
venerata della Madonna. E la Madonna del Monte è stata da allora, per secoli, il punto di
riferimento di migliaia e migliaia di credenti, non solo cesenati. Quanto alla basilica,
fu praticamente trasformata fra il '500 e il '600, con la realizzazione di cappelle
laterali e di una splendida cupola opera dell'architetto bolognese Francesco Morandi detto
il Terribilia. La cupola dovette però essere abbassata e modificata dopo il 1768, quando
la chiesa subì i colpi di un violentissimo terremoto. All'interno la basilica conserva
vari dipinti, fra cui una Presentazione al Tempio di Francesco Raibolini detto Il Francia
(terza cappella di destra). Fra le altre opere d'arte, di notevole pregio è il coro
ligneo dietro l'altare maggiore, realizzato da Giuseppe d'Alberto di Scalua. Ma nella
chiesa sono esposte anche decine e decine di tavolette votive «per grazia ricevuta», di
ingenuità fresca e spontanea, portate al Monte nel corso dei secoli. Nel convento annesso
alla chiesa i monaci benedettini si dedicano fra l'altro al restauro dei libri antichi e
fu proprio il loro impegno a salvare dalla distruzione migliaia di volumi inviati da
Firenze dopo l'alluvione del 1966.
Rocca Malatestiana. Anch'essa, dal colle Sterlino, domina la città e la pianura
controllando l'imboccatura della vallata del Savio. Le sue origini si fanno risalire al
periodo bizantino, poi con i secoli venne ampliata, distrutta, ricostruita. Nel 1177 vi
soggiornò anche l'imperatore Federico Barbarossa. Incendiata dai bretoni nel 1377, fu
abbandonata e i Malatesta, che presero possesso di Cesena pochi anni dopo, costruirono una
nuova Rocca nelle vicinanze, al limite della città, presumibilmente su progetto
dell'architetto Matteo Nuti da Fano. Il dominio papale ingrandì ulteriormente il
complesso del quale fanno parte anche un imponente torrione e la Loggetta Veneziana.
Intorno alla Rocca si trova lo splendido parco, ricco di una grande varietà di piante
d'alto fusto, che è stato risistemato con un lavoro di alcuni anni.
Biblioteca Malatestiana. Realizzata dall'architetto fanese Matteo Nuti per
volere dei frati minori e con l'apporto economico di Novello Malatesta, fu inaugurata nel
1452 e custodisce autentici tesori. E' costituita da una sala a tre navate delimitate da
due file di colonne laterali. Nel complesso della Malatestiana è inserita anche la
Biblioteca Piana (dal papa cesenate Pio VII), che comprende corali, messali, codici
miniati e un'autentica curiosità: una lettera di Galileo Galilei a Cristina di Lorena che
è considerata il libro più piccolo del mondo leggibile a occhio nudo. La Malatestiana
comprende inoltre un lapidario, la biblioteca comunale e il museo storico dell'antichità
(visitabile a richiesta), che custodisce reperti, soprattutto di epoca romana, trovati nel
Cesenate.
Palazzo Comunale. Iniziato nel '300 è composto da parti in diverso stile fra
cui la Loggetta Veneziana e un possente torrione risalente al '400.
Palazzo del Ridotto (o del Capitano). Situato sul percorso dalla Malatestiana al
Comune, è un edificio di origine quattrocentesca ma ristrutturato nel '700 ed è
utilizzato per incontri pubblici e mostre. Sulla facciata un'imponente statua bronzea di
papa Pio VI.
Fontana Masini. E' in piazza del Popolo, davanti al comune. Realizzato nel '500,
è il più bel monumento di Cesena, in uno stile che segna il trapasso del tardo
rinascimento verso il barocco.

Basilica Cattedrale. La costruzione originaria risale alla fine del '300-inizi
'400, sotto la direzione dell'architetto Undervaldo. Di stile romanico-gotico, ha subito
con i secoli l'affronto di sconsiderate manomissioni, in buona parte eliminate con il
restauro del 1957-60. Divisa in tre navate, presenta sulla destra lo splendido Altare di
San Giovanni, opera rinascimentale di Gian Battista Bregno.
Chiesa di S. Agostino. E' un imponente edificio nel cuore del centro storico;
nella forma attuale risale al '700 su progetto del bolognese G. Antonio Landi, pare su
suggerimenti di Luigi Vanvitelli.
Teatro Bonci. Inaugurato nel 1846, presenta una facciata in stile neoclassico
sormontata da un grande timpano triangolare. L'interno è quello tipico dei teatri
ottocenteschi, con quattro ordini di palchi più il loggione. Il teatro è dedicato al
tenore cesenate Alessandro Bonci.
Pinacoteche. In via Aldini, nel complesso del San Biagio, si trova la Pinacoteca
comunale, divisa nelle sezioni antica e moderna. Nella sede centrale della Cassa di
Risparmio in corso Garibaldi è visitabile la collezione dell'istituto di credito,
comprendente soprattutto quadri del '500 e '600 emiliano-romagnolo. |