(Da "Atlante Romagnolo" - il Resto del Carlino) La storia del
comune
Spesso i capitani di ventura sono stati sinonimo di saccheggi e di periodi bui per i
paesi dominati da questi mercenari. La stessa cosa non si può dire per Cotignola, che
proprio sotto il dominio di John Hawkwood, fu ampliata e munita di mura, bastioni e torri,
fino a divenire un castello di una certa importanza. Stiamo parlando del 1376 e di quando
papa Gregorio XI cedette questa villa «con 144 fochi» al capitano di ventura.
Non è certa l'origine del nome Cotignola, anche se è abbastanza verosimile una
derivazione dalla particolare attitudine dei terreni alla coltivazione delle mele cotogne,
che comparivano nell'antico stemma comunale.
Conosciuto anticamente come Mazzafrena, il paese assunse la denominazione attuale solo
in un secondo momento, stando a quanto riporta un documento del 1177. Del paese era
originario Muzio Attendolo, famoso come capitano di ventura col nome di Sforza, e quando
quest'ultimo assunse aria guida del ducato di Milano anche Cotignola, che nel 1411 era
stata ceduta come contea allo Sforza stesso, conobbe un periodo di grande splendore. Morto
tragicamente Muzio Attendolo Sforza nelle acque dell'Aterno (1424), Cotignola passò al
figlio Francesco Sforza.
Con l'inizio del secolo XVI Cotignola conobbe un periodo turbolento, passando prima ai
francesi, poi al duca di Ferrara, poi alla Chiesa, agli spagnoli, ancora ai francesi e
infine ancora ai duchi d'Este.
Esaurito il casato estense anche Cotignola passò sotto lo Stato papalino, un dominio
rimasto fino al 1859 (salvo la breve parentesi della Repubblica Cisalpina), data
d'annessione al regno d'Italia.
Le principali attrattive
La visita non può prescindere da San Francesco d'Assisi, una chiesa edificata
nella seconda metà del XIV secolo nello stile gotico-romano. All'interno sono conservati
pregevoli dipinti di pittori cotignolesi tra cui una Pietà di Girolamo Marchesi e una
lunetta di Bernardino e Francesco Zaganelli raffigurante anch'essa La Pietà. Purtroppo
quest'ultimo dipinto faceva parte di un dittico con una pala che però, dal secolo scorso,
si trova nel museo milanese di Brera, portata dagli ispettori napoleonici. Sempre dei
fratelli Zaganelli è la pregevole affrescatura della cappella degli Sforza, collegata a
San Francesco da un porticato. In questo oratorio, dedicato a Santa Maria degli Angeli,
furono accolte le spoglie di molti membri della famiglia Sforza a cominciare da Elisa
Petroncini, madre di Muzio Attendolo.
Una tavola della scuola dei Carracci si trova invece nella chiesa Conegiata di Santo
Stefano Protomartire, nel cui presbiterio è il sepolcro scolpito da Pietro Barilotto
per l'arcivescovo di Dubrovnik (l'antica Ragusa) il cotignolese Rinaldo Graziani, morto
nel 1529. Di discreto interesse le chiese della Madonna di Genova e del Pio Suffragio,
mentre un discorso a parte merita Palazzo Sforza, edificato dal padre di Muzio Attendolo
nel 1376 ma completamente distrutto nel 1944-45 e quindi riedificato, secondo la struttura
originale, nel 1961.
Da non perdere anche la Torre d'Acuto, edificata nel 1376 da sir John Hawkwood,
anch'essa distrutta e riedificata pochi anni fa, con all'interno la famosa campana civica
«El campanon». E la stele di Caio Vario, risalente al periodo compreso tra il 30
e il 40 dopo Cristo e ora sistemata nel loggiato della Biblioteca Comunale. Infine
citazione d'obbligo per il museo Luigi Varoli, un tempo abitazione del pittore,
trasformata in museo dopo la morte di Varoli, avvenuta nel 1958. |