(Da "Atlante Romagnolo" - il Resto del Carlino) La storia del
comune
Se l'origine del nome di Forlì sembra derivare da Foro di Livio, senza dare spazio a
dubbi di sorta, più difficile è inquadrare storicamente la data del primo insediamento.
Probabilmente il nucleo originario sorse verso l'inizio del II secolo avanti Cristo,
mentre altri studiosi optano per un'ipotesi secondo la quale la città sarebbe più
giovane di almeno un secolo e mezzo. L'incertezza deriva dalla difficoltà di identificare
con esattezza il fondatore, che sicuramente non fu Marco Livio Salinatore, il console che
trafisse il fratello di Annibale al Metauro un paio di secoli prima dell'anno zero. In
ogni caso il territorio era già stato abitato in precedenza da popolazioni autoctone e da
invasori di origine celtica, i Galli, che si integrarono coi locali fin dal V secolo
avanti Cristo.
Per molti secoli Forlì godette di una relativa tranquillità, interpretando il ruolo
di centro di raccolta e smistamento dei prodotti agricoli della zona, trasportati lungo la
direttrice della via Emilia. Finché non venne regolamentato il sistema idrico (1050), la
città correva l'unico pericolo dalle piene, essendo una specie di isola chiusa tra i
fiumi Rabbi e Montone.
Forlì si resse a Repubblica verso il X secolo, schierandosi apertamente a fianco dei
vari imperatori del Sacro romano impero germanico in risposta alla Chiesa, quindi
divenendo un centro ghibellino per eccellenza. Le sue sorti, comunque, furono le stesse
del resto della Romagna, subordinata alle dominazioni di turno per lungo tempo. In pieno
medioevo il ruolo politìco di Forlì crebbe di importanza.
L'appoggio offerto a Federico II nella presa di Faenza diede a Forlì la facoltà di
adornare il proprio stemma con l'aquila sveva. Una volta arresosi Guido da Montefeltro,
solerte luogotenente degli imperatori riparato a Forlì, dove divenne Capitano del popolo,
si registrò la salita al potere della famiglia Ordelaffi, che restò in sella per quasi
due secoli.
Nei primi anni del Cinquecento Forlì perse ogni autonomia e fu incorporata nello Stato
pontificio. Il lungo torpore fu scosso soltanto con l'arrivo delle truppe giacobine dopo
la rivoluzione francese. Accanto alle razzie delle quali furono vittime le famiglie
nobili, ci fu un'ondata di entusiasmo che investì gli strati più umili del popolo: molti
forlivesi entrarono tra le file dell'esercito napoleonico.
La Chiesa tornò al potere con la Restaurazione e durissima fu la repressione dei moti
patriottici nel 1831. L'Ottocento forlivese fu comunque dominato dalla figura di Aurelio
Saffi, instancabile mazziniano che si batté con tutti i mezzi per l'unità d'Italia.
La città ha pagato alle guerre di questo secolo un contributo di sangue estremamente
oneroso, con enormi perdite anche dal punto di vista artistico a causa dei bombardamenti.
Forlì è stata completamente ricostruita negli anni del dopoguerra.
La struttura economica di Forlì è legata alla tradizione agricola. In particolare le
attività avicole fanno si che questo mercato sia uno dei maggiori d'Italia. Molto
importante è anche la produzione vinicola, esportata in tutto il mondo.
Le principali attrattive
L'assetto urbanistico di Forlì venne mantenuto fino agli inizi del Novecento,
allorché le mura perimetrali furono abbattute per dar modo alla città di assecondare
l'espansione. I nomi dei quattro borghi sono però rimasti inalterati. Forlì non è
grandissima, per cui una giornata può essere sufficiente per apprezzarne i tratti
salienti.
Il cuore della città è senz'altro piazza Saffi, che per secoli fu chiamata
piazza Maggiore e ancora prima Campo dell'Abate, poiché vi risiedevano i frati
vallombrosani.
Verso ponente per tutta la lunghezza della piazza si trova il palazzo comunale, una
struttura di carattere ottocentesco determinata nelle linee dal cardinale Stanislao
Sanseverino (1764-1826). La fabbrica originaria risale al periodo del cardinal legato
Egidio Albornoz, ma sia gli Ordelaffí che i Riario Sforza apportarono sostanziali
modifiche.
Nella zona di Rialto Piazza sorge il palazzo del Podestà, terminato nel 1460,
di stile sobrio e severo malgrado alcuni pesanti interventi nel nostro secolo ne abbiano
modificato l'aspetto. Al suo fianco troviamo la rinascimentale palazzina Albertini, oggi
recuperata per mostre d'arte, esposizioni e al piano terra per conferenze e dibattiti.
Sempre sul lato sud di piazza Saffi si trova il palazzo del Credito Romagnolo, restaurato
nell'angolo di via Volturno negli anni Venti.
A levante, ecco la basilica di San Mercuriale con l'altissimo campanile del
quale è stato festeggiato nel 1980 l'ottocentesimo anniversario della costruzione. Il
portale della basilica è caratterizzato dalla sequenza scultorea del «Sogno e adorazione
dei Magi», opera del Maestro dei Mesi del duomo di Ferrara, risalente al XIII secolo.
L'interno di San Mercuriale è stato a lungo penalizzato da una serie di sovrastrutture
barocche e da orpelli che non facevano parte dell'impianto originale, recentemente
eliminati. Accanto a dipinti di Cignani, Palmezzano e Carrari, si trova il sarcofago di
Barbara Manfredi, un'opera realizzata da Francesco di Simone Ferrucci da Fiesole
trasferita nella basilica dopo l'abbattimento di San Girolamo nel 1944.
L'ultimo lato della piazza è occupato dalla sede delle Poste, edificata nel 1932 in
seguito all'abbattimento di antichi palazzi come Casa Castellini-Pantoli.
Un tour di Forlì può quindi proseguire attraverso l'antico Borgo Schiavone (corso
Garibaldi), dove si incontra il cinquecentesco palazzo del Monte di Pietà. Poco distante
si trova l'oratorio di San Sebastiano, progettato nel Quattrocento dall'architetto Pace
Bombace, vicino al quale si trova S. Domenico, un tempo la più ricca tra tutte le chiese
di Forlì.
In piazza degli Ordelaffí vale la pena dare un'occhiata a palazzo Paolucci Piazza, iniziato
nel XVII secolo ma terminato soltanto all'inizio del Novecento, attualmente sede della
prefettura. In questa piazza si trova anche il Duomo, un edificio con mille anni di
vita dietro le spalle e numerosi interventi che ne hanno mutato la facciata, l'ultimo dei
quali verso la metà dell'Ottocento. All'interno del Duomo spicca la cupola della cappella
della Madonna del Fuoco, affrescata con un'Assunzione di Carlo Cignani frutto di
venticinque anni di difficile lavoro.
Corso Garibaldi è costellato da numerose altre perle architettoniche, da palazzo
Albicini alla Casa del Palmezzano, dalla Chiesina di San Giuseppino alla Santissima
Trinità, fino a porta Schiavonia, oggi mero spartitraffico.
Da Rialto Piazza si può poi prendere anche corso Diaz, anticamente Borgo Merloni e in
seguito Borgo Ravaldino, dal nome della collina verso cui era orientata la porta
abbattuta verso la fine dell'Ottocento. Anche in questo caso sono diversi i monumenti che
possono attirare l'attenzione del turista. Sulla sinistra si trovano due bellissime
arcate, il barocco palazzo Orsi Mangelli e l'austero palazzo Savorelli Prati.
Poco più avanti è situata la chiesa sconsacrata di Sant'Antonio Vecchio, costruita in
stile romanico nel XII secolo. Un altro edificio sacro interessante è Sant'Antonio Abate
in Ravaldino, nel cui interno sono conservate opere pittoriche di pregio come due tavole
del XVI secolo di Agresti e Palmezzano.
Alla fine del Borgo si trova invece la massiccia Rocca di Ravaldino, dove visse
anche Caterina Sforza. La Rocca si può visitare soltanto accompagnati da una guida.
Borgo San Pietro è la terza direttrice attraverso la quale può snodarsi una
rassegna completa delle opere artistiche di Forlì. Il Borgo nasce all'angolo tra via
delle Torri e corso Mazzini, presso il Cantone del Gallo. Sulla sinistra, nelle vicinanze
degli Uffici statali, si scorge la Torre dei Numai, l'ultima ancora esistente in
città. Tra gli edifici patrizi, il più importante è palazzo Foschi.
La chiesa del Carmine rappresenta invece la costruzione religiosa più
rilevante. Il portale marmoreo di Marino di Marco Cedrino merita di essere visto.
L'interno della chiesa risente di diversi influssi: le origini dell'edificio sono
medievali, ma gli interventi barocchi sono forse i più importanti visitabili in città.
Le chiese di Santa Maria del Fiore e San Biagio in San Gerolamo
racchiudono grandi opere pittoriche. Nella prima si possono osservare gli affreschi
seicenteschi di Modigliani, nella seconda anche un'Immacolata Concezione di Guido Reni,
celebratissima.
L'ultimo percorso attraverso le vie cittadine segue le piste di Borgo Cotogni,
ora corso della Repubblica, il più recente tra i quattro. Qui troviamo una delle chiese
più amate dai forlivesi, Santa Maria dei Servi, anche se l'edificio più rilevante
è probabilmente il maestoso palazzo della Provincia, costruito nel Settecento.
L'ospedale Morgagni e la chiesa di santa Lucia fronteggiano il palazzo degli Istituti
Culturali, culla di opere d'arte inestimabili.
Nella Pinacoteca, che ha sede in questo complesso - per duecento anni ospedale
di questa città - si ammirano quadri del Guercino, di Jacopo delle Masegne e di Beato
Angelico, solo per citarne alcuni. Il museo archeologico e quello etnografìco,
situati sul posto, meritano un approfondimento. Soprattutto il secondo è ricco di
curiosità sulla vita quotidiana della famiglia patriarcale contadina del passato. |